Sabato 28 febbraio un nutrito gruppo di oltre una sessantina di persone, fra Catechisti e operatori Caritas della diocesi di Cuneo-Fossano, si è recato in visita al Sermig – Fraternità della Speranza – di Torino.
Ma cos’è il Sermig? Era un Arsenale di guerra, una fabbrica di armi. Dal 1983 il lavoro gratuito di migliaia di persone lo ha trasformato in Arsenale della Pace. Oggi è luogo di fraternità e di ricerca. Una casa aperta al mondo e all’accoglienza delle persone in difficoltà.
È una casa per i giovani che cercano il senso per la propria vita, un laboratorio di idee, un luogo di incontro, cultura dialogo e formazione…
È oggi una porta sul mondo aperta 24 ore su 24, 365 giorni all’anno; un punto di incontro tra culture, religioni, schieramenti diversi per conoscersi, dialogare, camminare insieme. È un riferimento per i giovani che hanno voglia di dare un senso alla propria vita. È una casa sempre aperta per chi cerca un soccorso: madri sole, carcerati, stranieri, persone che hanno bisogno di cure, di casa, di lavoro. È un luogo di preghiera dove chiunque può sostare, incontrare il silenzio e Dio. È un sogno che permette a chi lo desidera di restituire qualcosa di sé: tempo, professionalità, beni spirituali e materiali.
Toccanti le parole di Rosanna Tabasso, la Presidente in carica del Sermig, che al mattino ha incontrato la nostra delegazione: “la pace è una promessa che parte da Dio ed è deposta nel cuore dell’uomo. È la prima parola di Gesù Risorto ai suoi discepoli e a tutti noi: “Pace a voi!”. Non è un augurio, ma una parola che realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e in tutta la realtà circostante. La pace, come la speranza e l’amore, è una scelta di vita che parte da ognuno e passa attraverso la bontà, la sola chiave per incontrare e dialogare con l’uomo. I buoni possono l’impossibile, possono desiderare che finalmente pace e giustizia abitino insieme cementate dal perdono. Non nasciamo buoni, ma possiamo diventarlo. La bontà è il frutto di scelte continue ed è alla portata di ognuno, di qualsiasi età, provenienza, estrazione sociale…”.
Sulla strada del ritorno, i partecipanti sono stati invitati a condividere alcuni pensieri circa l’esperienza vissuta. Più volte sono risuonate espressioni ascoltate nel corso della giornata come: “Amati amiamo”, “La bontà è disarmante”; “Siamo buoni o facciamo finta di esserlo?”. Moltissime le suggestioni raccolte. Riportiamo di seguito alcuni stralci.
“Chi lancia il cuore oltre lo steccato e poi lo segue, dà forma ai sogni e li rende concreti”.
“La visita al Sermig ci ha consentito di accostare una realtà singolare di fraternità, di condivisione, carità cristiana di persone innamorate di Cristo e dell’umanità. Abbiamo trovato un luogo dove si coltiva la pace, si intessono relazioni di pace e si accolgono persone per esperienze di pace. Tutto questo ci ha scaldato il cuore e aperti alla Speranza. Questa cittadella è immersa nella metropoli torinese, costruito su siti a servizio della guerra, della morte e dell’odio. Oggi è luogo dove si vive l’amore evangelico che diventa lievito silenzioso che trasforma le comunità e argina i mali del nostro tempo”.
“Abbiamo incontrato una realtà che cerca di rispondere in modo inclusivo, senza pregiudizi, ai tanti bisogni che affliggono la nostra società: giovani sempre più inquieti e alla ricerca di senso e di trovare qualcosa che riempia il loro vuoto interiore; poveri stranieri e italiani con vari tipi di povertà a cui si cerca di rispondere con una molteplicità di iniziative volte a coprire non solo le esigenze economiche, abitative, ma anche il diritto al rispetto, alla dignità, ad essere riconosciuti e essere inseriti in percorsi di integrazione”.
Torniamo alle nostre realtà serbando in cuore una provocazione di Rosanna: “Chiediamo prima di tutto a noi stessi: Pace, che cosa posso fare io per te?”.





