Imparate a fare il bene e cercate la giustizia – Convegno Nazionale Caritas 2026

Guardando al convegno nella sua interezza, forse la parola che lo riassume è grazie!

Non capita infatti molto spesso di avere l’opportunità di ascoltare, apprendere, fare tesoro di tanta ricchezza in così poco tempo.

Il titolo del convegno racchiude in sé il concetto di “advocacy”, definito come azione attiva di sostegno, promozione o difesa di una causa, un’idea o dei diritti di qualcuno (individuo o gruppo) per influenzare politiche, opinioni pubbliche o decisioni è uno dei temi cari a Caritas, sul quale impegna molte energie, soprattutto nella formazione di operatori e volontari.

Dalle emozioni suscitate dalle testimonianze e dalle serate che ci sono state proposte (un corto – Punti Nascosti – sulla violenza economica subita dalle donne ed un monologo “Disarmare-voce del verbo Amare di Angela Iantosca, dove si è parlato di carcere, di guerra e di Giakmarrja ovvero la legge della vendetta di sangue che risponde al “Kanun”, il codice delle montagne albanesi), alle tavole rotonde, agli interventi dei singoli invitati al convegno, che ci hanno permesso di riflettere su temi importanti e di interesse generale, che spesso nel nostro serrato impegno quotidiano, dimentichiamo.

Scegliamo di riportare integralmente le impressioni che Beppe Oria, che appartiene alla nostra Caritas e che ha portato a Sacrofano la sua testimonianza sull’accoglienza, ci ha condiviso:

Il giorno 10 aprile mi è stato chiesto dal direttore della Caritas Diocesana di Cuneo-Fossano di partecipare ad un convegno a Roma, per raccontare un pezzo della mia vita sbagliata. In quell’istante potevo rifiutare perché mi è stato chiesto se me la sentivo. Naturalmente non potevo non accettare. La Caritas di Cuneo mi ha dato molto ed io in qualche modo devo ricambiare. Sono partito il giorno 16 aprile con il cuore in gola. La mattina del 17
aprile ho fatto il mio intervento ed è stato molto difficile, mi tremavano le gambe. Comunque, ce l’ho fatta. È stata un’esperienza favolosa. Lo rifarei volentieri, senza nessun problema. Anche per le persone della Caritas di Cuneo che mi hanno dato fiducia. Lo so benissimo che dare fiducia ad una persona con il mio passato, non è facile
”.

Tornando sulle tavole rotonde, la prima di queste: “Il ruolo della comunità nel fare advocacy” ha visto confrontarsi l’ex ministra della Giustizia nel governo Draghi, Marta Cartabia, l’ex ministra del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo Monti, Elsa Fornero, Gabriele Sepio docente di diritto tributario e coordinatore del tavolo sulla riforma del Terzo Settore e Luca Misculin, giornalista del Post, autorevole quotidiano online fondato nel 2010 da Luca Sofri. Non potendo riportare tutti gli interventi estremamente esaustivi ed interessanti, scegliamo di condividerne alcune frasi emblematiche, partendo dalla ministra Cartabia:

“Comunità è nella trama della nostra Costituzione, che tiene conto della singolarità della persona immersa nella collettività, ma che non annega in essa” – “la giustizia riparativa si può riassumere nel tentativo di far entrare le persone nel proprio intimo, per scardinare convinzioni, immagini, dolori che bloccano ogni via di accordo”.

Elsa Fornero: “solo il dialogo tra politica, imprenditoria e mercato può generare un lavoro più giusto” – “Possiamo non occuparci di economia, ma l’economia si occuperà di noi

Gabriele Sepio: “Il Terzo settore mette l’uomo al centro ed è portatore di bene comune, ovvero portatore di un modello altro” – “l’economia sociale come portatrice di interesse sano”.

Luca Misculin: “il compito di tutti è di andare in profondità, ovvero di far funzionare meglio il proprio pezzetto di mondo” – Advocacy e rapporto con il giornalismo – “il giornalismo dovrebbe prendere dall’advocacy la perseveranza, mentre l’advocacy dovrebbe cercare di essere assolutamente aderente ai fatti”.

Nella seconda tavola rotonda: “Disarmare le parole per disarmare le menti, per disarmare la terra”, Silvia Sinibaldi, vice-direttrice di Caritas Italiana, Lucia Capuzzi – giornalista di Avvenire, Mons. Carlassare Christian vescovo di Bentin in Sud Sudan – Silvia Caceres Pizarro, segretaria generale di Caritas Lima – Mons. Joseph Bazouzou, vicario episcopale di rito armeno ad Aleppo in Siria, ci hanno condotti tra i conflitti dimenticati, tema molto caro a Caritas Italiana, di cui per molto tempo si è occupato Paolo Beccegato, già vice-direttore di Caritas Italiana e curatore di molti libri sull’argomento.

Le guerre lontane sono lontane solo in apparenza. In realtà esse sono centri di interesse politico-economico da parte delle grandi potenze mondiali, tanto per il controllo delle materie prime e delle fonti di energia, che come roccaforti per le loro posizioni strategiche. Il ruolo dei partecipanti è, ognuno sul proprio territorio ed ognuno con il proprio ruolo, di essere avamposti del Vangelo, della promozione umana, della difesa dei diritti, della denuncia degli orrori e delle profonde ingiustizie. L’ultima delle tavole rotonde dal titolo “La politica, l’Europa”, ha visto la presenza dell’ex Presidente del Consiglio e della Commissione Europea, Romano Prodi in dialogo con quattro giovani ragazze e ragazzi appartenenti ad alcune Caritas Diocesane e a Caritas Italiana. Il dibattito è stato moderato da Luca Servidati.

La ricchezza di quanto ascoltato, quasi non permette di farne sintesi, ma se una voce forte è chiara è risuonata è quella che solo un’Europa unione di minoranze, capace di amalgamare le ideologie, di fare un lavoro politico collettivo, di rafforzare la cooperazione e di trovare una leadership potente, potrà sopravvivere.
Un altro degli interventi che ci ha colpito molto è stato quello della Prof.ssa Chiara Tintori, politologa e saggista. La sua esposizione chiara, semplice ed efficace di concetti complessi, ha colpito ciascuno di noi e mentre invitiamo tutti a riprendere il suo intervento (come tutti gli altri) sul sito di Caritas Italiana, citiamo una sola frase:

La vita umana non potrà mai diventare un valore secondario” ed alcune parole-chiave che, come piccole lanterne, illuminano il nostro agire: collaborazione – corresponsabilità – voce – servizio – fragilità – disarmato e disarmante – pensiero incompleto – portatori di profondità – stima – amicizia sociale – concretezza storica – pace e democrazia – poveri cristi (un Cristo povero è base e fondamento del nostro credere).

Continuando a ritornare con la mente a quanto ascoltato, l’intervento di Marco Girardo, direttore di Avvenire ci ha colpito l’analisi e la definizione di disuguaglianza che non è solo differenza economica, ma può essere disuguaglianza di sguardi (non essere guardato, riconosciuto, non contare nulla, non essere stimato). Il povero non è un’entità generica: è una donna, un uomo con un nome ed un cognome. Non dobbiamo dimenticarlo. Oggi promuovere l’umano significa “ospitare”, a partire dalla mente e dal cuore, il volto dell’altro. Molti i religiosi che si sono susseguiti e molto importanti gli incarichi loro affidati all’interno della Chiesa, che corrispondono ad altre importantissime responsabilità.

Tra di loro il Prefetto apostolico in Mongolia: Giorgio Marengo, la cui origine cuneese, ce lo rende particolarmente caro. “Siamo fatti per amare e dunque la carità rivela il suo senso più profondo nella vita umana”.
La carità non necessita di strategie complesse, l’amore crea giustizia e l’amore al prossimo crea una nuova società, una società partecipativa, libera e giusta”.

Infine le conclusioni di Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, la scelta del logo del convegno: una foglia di ginko biloba, una delle piante più antiche della terra, capace di attraversare il tempo e la storia, capace di sopravvivere alla spaventosa bomba di Hiroshima, con al centro il Libro: la Parola di Dio, nostra base e fondamento, i lavori di gruppo, i pranzi e le cene condivise, le chiacchierate ed i gesti silenziosi di amicizia e di stima, ci hanno accompagnati verso casa, un po’ più forti, determinati e certi che quello che facciamo è il sale della terra.

19 aprile 2026

Antonella, Beppe, Giulia, Ivana e don Marco

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