Riflessione a margine della VIII giornata mondiale del povero
a cura di don Alberto Costamagna

«La preghiera del povero sale fino a Dio,» (cfr Siracide 21,5) dice il motto della giornata del povero di quest’ anno. E continua sempre il Siracide più avanti: «La preghiera dell’umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l’equità. Il Signore non tarderà e non si mostrerà indulgente sul loro conto, finché non abbia spezzato le reni agli spietati e si sia vendicato delle nazioni; finché non abbia estirpato la moltitudine dei violenti frantumato lo scettro degli ingiusti.» (Sir 35,17-21).
Questo testo del Siracide ci interpella. Non ci rivela solamente l’attenzione di Dio nei confronti dei poveri, ma soprattutto la sua ‘empatia’, fonte dei suoi interventi salvifici in risposta al grido insistente e provocatorio che da essi sale al suo orecchio. Sì, è vero che il povero non si quieta, non desiste, ma è soprattutto vero che “Dio è “impaziente” fino a quando non ha reso loro giustizia[1] ”.
Questa impazienza di Dio è ciò che lo rende povero tra i poveri in Gesù Cristo. Dio non è solo uno attento ai poveri, ma è uno che — radicalmente — si fa povero. Così anche noi — popolo delle beatitudini — non facciamo servizio a una categoria bisognosa di aiuto (questa è la filantropia), piuttosto ci confrontiamo tutti i giorni con qualcuno (i poveri) che ci ricorda quello che siamo chiamati a diventare: “poveri in Spirito”.
Chi sono i poveri secondo la Bibbia[2]?
– Il popolo dei piccoli e dei poveri nel mondo biblico ha la caratteristica di essere un popolo di invisibili per gli altri uomini ma visibili per Dio, proprio perché non hanno né ricchezza né prestigio né sono particolarmente importanti o sapienti. Per esempio San Paolo, all’inizio della Lettera ai Corinzi (1,26) guarda la comunità di Corinto e dice: “Fratelli miei, considerate la vostra chiamata; guardatevi un po’, non ci sono tra voi molti potenti — e io mi immagino i corinti scuotere la testa in diniego — non ci sono molti sapienti, non ci sono molti nobili, ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole, insipiente, ignobile e dispregiato per salvare il mondo”.
- I poveri hanno imparato a fidarsi di Dio più che di se stessi. I poveri non hanno altro che Dio, non possono contare né su qualità né su possessi personali. Un bellissimo testo dice che soltanto i poveri conoscono il segreto della speranza, dal momento che soltanto loro tutti i giorni sperano, proprio perché non hanno a disposizione quello che è necessario tutti i giorni per vivere.
- I poveri infine sono consapevoli che Dio vuole cambiare il mondo attraverso di loro.
In questa impazienza di Dio che si è fatta carne in Gesù Cristo — piccolo e povero bambino di cui a breve festeggeremo la nascita — possiamo sempre più riconoscerci come Chiesa “impaziente” come e con Dio, che vuole sperimentare nell’avvicinamento ai poveri la ricchezza del mistero di Dio che abita in noi, nel mondo e nell’altro.
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[1] Francesco, Messaggio per Ia VIII Giornata Mondiale dei Poveri, 2024
[2] Dominique Barthélemy, Il povero scelto come Signore, Qiqajon, 2010.

