Alla fine del 1967 Giorgio La Pira, compie un viaggio in Terra Santa e in Egitto – ripetendo il viaggio di dieci anni prima – incontrando personalità del mondo politico, religioso e spirituale. Tornando dal viaggio così si esprime: “Le ‘tesi’ religiose, spirituali e politiche che ci hanno guidato in questo ‘pellegrinaggio’ sono riassumibili in quella tesi che in questi anni ha sempre guidato la nostra azione di pace: la ‘tesi di Isaia’; cioè la tesi -fondata sulla rivelazione di Abramo e, perciò in piena aderenza alla pace di Betlemme ed alla pace del Corano- della inevitabilità della pace universale, della inevitabilità del disarmo (le armi cambiate in aratri!) e della inevitabile promozione civile e spirituale dei popoli di tutta la terra.”
Paiono parole pronunciate per l’oggi. Infatti, sono in grande spolvero nelle agende politiche di questi ultimi anni parole come ‘riarmo, guerra ibrida, protezione dei confini… Ma si sa, i profeti hanno sempre avuto una vita tribolata. Conosciamo le tristi vicende di profeti della tradizione ebraica come Geremia, Amos, Osea… Per non parlare del profeta che è stato Gesù di Nazareth, il quale lanciando invettive contro i farisei e i notabili del popolo ebbe a dire ‘Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri (Lc.11,47-48).
Un pellegrinaggio di dodici sacerdoti e quaranta animatori e volontari delle Caritas parrocchiali ha percorso la Toscana dal 12 al 15 ottobre ‘Sulle tracce dei profeti del XXI secolo’. Un viaggio che ha ripercorso le vicende umane e il pensiero di uomini come don Milani a Barbiana, La Pira e Balducci a Firenze, San Francesco a La Verna. Un’immersione nel secolo scorso che, dopo l’apocalisse della Seconda Guerra Mondiale, la guerra del Vietnam, la guerra fredda e la possibile distruzione del pianeta con la crisi di Cuba e le testate nucleari, ha permesso di riprendere in mano la linea della profezia che si delineava non solo nella Chiesa cattolica ma anche nei movimenti di società civile e degli studenti che aspiravano alla pace e alla solidarietà tra i popoli di tutta la terra. Figure di spicco, certamente illuminate dal messaggio evangelico, come pure dalle istanze che provenivano dall’umanità più ferita e dai poveri in cerca di una qualità di vita migliore e dal riconoscimento dei diritti di ogni persona e dal diritto dei popoli di aspirare alla felicità ed alla ricchezza come equa distribuzione dei beni.
Oggi quei movimenti esistono, sottotraccia hanno percorso un cammino di maturazione e di consapevolezza maggiore dei pilastri che devono reggere l’uomo e il suo ambiente. Papa Francesco e ora Leone XIV ci hanno allenati a vedere i problemi strutturali dell’umanità, problemi legati l’uno all’altro e che devono essere presi in considerazione in modo onnicomprensivo: non possiamo parlare di povertà senza riferirci al tema dell’ecologia, dei popoli in movimento alla ricerca di un benessere maggiore, delle guerre che vampirizzano beni e flussi di capitali enormi a scapito della sanità e dell’istruzione. Profeti come don Milani, La Pira e Balducci avevano precorso i tempi e, come tutti i profeti hanno pagato con ostracismi sia in casa ecclesiale sia fuori. Ma il loro lavoro non è stato infruttuoso: se non altro erano uomini che nelle loro tribolazioni erano felici, avevano ben compreso il valore della vita donata per una giusta causa: la giustizia e la pace, corredate da una istruzione come possibilità di riscatto e da una cultura che contrasta il qualunquismo di chi non si mette in gioco.
Una delle giornate è trascorsa a La Verna, il luogo dove san Francesco ha ricevuto le stigmate. La rigogliosa natura delle foreste casentinesi ha ospitato l’uomo che più di ogni altro ha incarnato l’imitazione del Maestro di Nazareth. A otto secoli dalla sua morte, siamo ancora affascinati dal Poverello e dalla sua ruvida santità, lontana da accomodanti letture romantiche -come ben ci ha guidati a conoscere il frate che ci ha narrato la sua vicenda umana- ci parla di una fraternità che si spinge oltre le frontiere della religione. Il profetismo è una corrente che percorre tutta la storia e i profeti si richiamano l’un l’altro, anche se lontani nel tempo.
Questo ci fa ben sperare, pur in un tempo tormentato come il nostro. Portatori sani i profeti, che hanno tenuto vivo il fuoco e la passione per l’Umano, per le sue incredibili risorse nel non lasciarsi schiavizzare dal profitto e rovesciando i tavoli dove miopi politiche guardano alle prossime elezioni e non alla prossima generazione. Come invece ha fatto Franco Vaccari discepolo di Giorgio La Pira: una boccata d’ossigeno l’incontro con i volontari e il fondatore della cittadella Rondine ad Arezzo. Lì nell’antico borgo toscano ha preso vita uno studentato internazionale dove giovani universitari provenienti da paesi in conflitto tra loro, cercano la pace e nello scambio fecondo e doloroso di parole e racconti di ferite, possono trovare una via che faccia giustizia delle violenze subite e aiutino la ricostruzione di personalità integre per un futuro migliore. Rondine oggi è profezia, così come tante altre piccole esperienze che non escono sugli schermi ma raccontano di piccoli passi di questa stupenda umanità in viaggio verso un’ecologia integrale. La pace non è un punto di arrivo ma di partenza, è una scelta politica che profuma di profezia. Inutile mettere sugli altari testimoni come i profeti che abbiamo incontrato se non ci sporchiamo le mani dentro questa storia. La fede ci fa credenti; la carità ci rende credibili. Ma solo la giustizia, perseguita ostinatamente può creare le condizioni per la fraternità tra i popoli. Di questa visione ‘politica’ ci parlano i profeti. Ieri come oggi!
Marco Riba

